Storia del canotaggio Stampa
Una breve storia del canottaggio è utile per capire la sua evoluzione tecnica.

Il canottaggio moderno da regata è nato in Inghilterra all'inizio dell'ottocento con barche molto diverse da quelle attuali, tipo yole non fuori-scalmo e con sedile fisso, con le quali si vogava con un movimento braccia-schiena. L'uso del carrello mobile è stato introdotto a metà circa dell'ottocento da un americano che aveva intuito che era un errore non utilizzare tutte le potenzialità offerte dalle gambe. In precedenza qualcuno aveva già pensato di utilizzare la forza delle gambe scorrendo avanti e indietro su un largo sedile cosparso di grasso e utilizzando pantaloni di cuoio. La spinta della gambe era ancora limitata, ma già utilizzata. Con l'avvento del sedile scorrevole la tecnica e la resa della remata è cambiata profondamente e un ulteriore passo in avanti è stato fatto con l'adozione del fuori-scalmo che ha permesso la costruzione di barche molto più strette e la possibilità di usare remi lunghi. Un allenatore di Oxford, Lehman, è stato il primo a fissare i canoni della moderna tecnica remiera alla fine dell'ottocento, tecnica che è stata definita "stile ortodosso". La vogata era eseguita con la schiena molto rigida, distesi bene in avanti, si attaccava di spalle, si spingeva di gambe e si chiudeva con le braccia. Dopo alcuni anni un altro inglese, Steve Fairbairn, aveva capito che utilizzando la schiena in questo modo si annullava in parte la spinta delle gambe. E' stato il primo che ha fatto lavorare i canottieri con la schiena in spinta di gambe pensando peraltro erroneamente che la braccia potessero sostenere la spinta delle gambe, cosa inverosimile perchè la forza della gambe è enormemente superiore a quella delle braccia. Con questa tecnica si è cominciato a lavorare molto con le gambe, ma con molto lavoro di braccia, fino alle Olimpiadi di Londra del '48. Una ulteriore importante evoluzione si è avuta in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960 quando l'otto tedesco di Karl Adam ha vinto battendo gli statunitensi, che fino allora avevano dominato, utilizzando atleti di grande potenza e accorciando il braccio di leva interno del remo per poter allungare la palata senza distendersi molto, secondo lo stile dettato da Conybear. Adam a Roma aveva conservato la schiena quasi dritta, ma velocizzando al massimo il "via di mani". Da allora vi sono state ulteriori modeste evoluzioni nella tecnica remiera fino agli anni settanta, quando è stata introdotta la categoria dei pesi leggeri, atleti cioè di taglia più piccola, il che ha imposto la massima attenzione e concentrazione sulla successione corretta della varie azioni muscolari. In questa tecnica la cosa più importante è in effetti dimenticare le braccia, cosa che invece non fa il neofita il quale in modo spontaneo ed istintivo non utilizzerà la spinta delle gambe, ma solo la forza delle braccia. Le gambe devono partire molto forte, la schiena deve tenere – non deve cedere alla spinta delle gambe - , le braccia inizialmente sono completamente distese e vengono utilizzate come due semplici tiranti che collegano passivamente il tronco dell'atleta al remo - fase di "sospensione", con la sensazione cioè di essere appesi ad una sbarra in orizzontale - e intervengono portando il loro contributo solo nella fase finale del colpo.